Battle Mountain 2016

Battle Mountain 2016

Sveglia ore 5:45.
Il sole sta sorgendo.
Ma che freddo fa.
Chi vuol far la spesa.
Chi cucina.
Check pressione copertoni.
Aprite le porte.
Chi ha le chiavi del furgone.
Presto.
Prima che chiudano la strada.
Giubbotti di sicurezza.
Ma che caldo fa.
Loro al catching.
Voi al timing.
Noi alla partenza.

Il saluto delle montagne rosate, piccoli gruppi di formiche operaie si affrettano a preparar tutto nei minimi particolari. Siamo a Battle mountain, Nevada, e quella che sta per partire è la prossima run della competizione WHPSC (World Human Powered Speed Challenge) organizzata dal 2000 dall’IHPVA in questa ridente cittadina a 1.375 m sul livello del mare.
Dopo una nervosa attesa al catching, arriva una voce via radio “Pulsar. Pulsar is on the road.”. É il bolide del Politecnico di Torino, guidato da Andrea Gallo e nato all’interno del progetto Policumbent. Una bici recumbent (guidabile in posizione supina) totalmente carenata che può raggiungere velocità invidiabili da un qualsiasi scooter.
Le regole sono abbastanza semplici: pedala, e se non riesci pedala più forte. Ogni giorno si hanno a disposizione due tentativi (uno all’alba ed uno al tramonto) su un rettilineo di 8 chilometri. Nell’ultimo tratto viene misurato il tempo di passaggio su una “trap” di 200 m, se il vento è legale per convalidare la tua performance e tutto va per il meglio, allora hai vinto.
Siamo stati sfortunati i giorni passati, Andrea è andato forte ma una raffica improvvisa non è stata dalla nostra. É andata diversamente al già campione del mondo Todd Reichert, il canadese del team Aerovelo, che lo stesso giorno ha superato sè stesso raggiungendo le 88.26 mph (saranno ancora migliorate con le 89.59 mph nel fine settimana).
Ma oggi lo si sente nell’aria. Eccola. Dal fondo della strada si intravedono i riflessi delle montagne sulla carena “really polished” di Pulsar. Luccica tanto da sembrare una palla da bowling, pronta a centrare i suoi birilli umani. “Too fast! Too fast!” si sente urlare dai tecnici ai lati della strada. Decelera negli ultimi dieci metri, giusto in tempo per adagiarsi tra le mani dei compagni pronti al catching. Un Andrea affannato, ma non troppo, salta fuori dal coperchio superiore. 78.85 mph (126.90 km/h). Nuovo record italiano. Secondo posto fra le università presenti alla competizione. É già tempo di sgombrare la via che un altro veicolo si appresta ad arrivare. Ma tra di noi è tutto un esultare e congratularsi a vicenda. Il lavoro dei giorni precedenti, le invenzioni all’ultimo minuto, i discorsi, i confronti e la determinazione di Andrea hanno dato il loro frutto e non potevamo sperare di meglio. É tempo di festeggiare, ma non troppo, domani altro giorno ed altro giro.

“É così bello avervi tutti qui, anche solo per una settimana. Il resto dell’anno è una tale noia!” ribatte qualcuno mentre riordiniamo la strumentazione. E forse, da adesso, sarà così anche per noi. Almeno fino al prossimo anno.​

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