VI PRESENTIAMO SERENA E VITTORIA

VI PRESENTIAMO SERENA E VITTORIA

Come avevamo già anticipato negli articoli precedenti, quest’anno ci sarà anche una ragazza a correre per il Team con un prototipo clone di Taurus. Le candidate a battere il record dei 121,81 km/h di Barbara Buatois sono due: Serena Corona e Vittoria Spada. In questi ultimi mesi, con i primi test su strada, hanno iniziato a provare a pedalare su una bici reclinata. Entrambe hanno dato degli ottimi risultati, sia per quanto riguarda le prestazioni tecniche, sia per l’impegno che ci stanno mettendo. Per questo la scelta della ciclista che si esibirà a Battle Mountain sta diventando sempre più difficile.

Serena, ventiquattrenne, fa parte del Team da parecchi anni e ormai conosce tutti i segreti dei nostri prototipi. Infatti, grazie alla sua passione per la meccanica e alla sua preparazione da studentessa dell’ultimo anno di magistrale in ingegneria dell’autoveicolo, Sere ha contributo alla progettazione e alla costruzione di Taurus.

​Vittoria, 23 anni, studia economia e commercio all’Università degli Studi di Torino. Vive di sport: è sempre in movimento, non solo quando si allena, ma anche quando studia passeggia per la casa con i libri in mano!
Per farvele conoscere meglio, abbiamo deciso di intervistarle.

● Come e quando è nata la passione per la bici?
​SERE: Ho iniziato a 11 anni a fare mountain bike perchè mio fratello correva, ho iniziato per provare e mi sono appassionata. Ho corso a livello agonistico fino all’anno in cui ho iniziato il poli.
VICKY: Non credo ci sia stato un momento esatto o, quantomeno, non lo ricordo. La bici ha sempre fatto parte della mia vita fin da bambina, con i corsi di mtb nelle vacanze in montagna, con i giochi sotto casa (ovviamente tutti in bici), con le sfide del “secondo me quel muretto non lo salti”. Poi ho cominciato a fare gare, i miei amici andavano in bici e così c’erano sempre mille buoni motivi per pedalare.

​● Cosa ti ha portata a metterti in gioco in questa competizione?
SERE: Essere dentro al team mi è sempre piaciuto, ho percepito l’impegno e il lavoro di squadra per un unico obbiettivo: il whpsc. L’anno scorso sono stata alla competizione che trasmette un’emozione forte, se non si prova ad essere là non si può capire. Sono molto competitiva e l’idea di una sfida così grande mi attira molto.    
VICKY: Ho iniziato a fare gare all’età di 6 anni e non ho ancora smesso. Sono una persona molto competitiva soprattutto su ciò che mi piace. Più mi piace, più sono competitiva e andare in bici, con qualunque bici, mi piace tantissimo.
Ho visto che cercavano un’atleta per pedalare e ho pensato “bello”, ho guardato le caratteristiche e ho detto “sono io”. Ho mandato il CV per vedere se lo fossi davvero e ho passato la prima selezione. A questa ne sono seguite altre fatte di test, incontri e colloqui. Più andavo avanti, più conoscevo il progetto e chi ne faceva parte, più mi piaceva.
Mi sono subito trovata bene con il team, un po’ meno con la bici. Non avevo mai provato una bici reclinata e non ne avevo neanche mai vista una “dal vivo”, ne avevo solo sentito parlare. È tutto diverso rispetto al pedalare su una bici “normale”, la posizione fa cambiare tutti gli equilibri e il modo di vedere “oltre il manubrio”. Ci sono voluti un po’ di tentativi, lo ammetto, ma forse qualcosa di buono ne sta uscendo. Adesso, oltre il manubrio, vedo solo attraverso uno schermo, chiusa in un ovetto-proiettile su due ruote sembra di essere in un mondo parallelo, mi sento come la protagonista di un videogioco (sullo schermo ci sono anche gli obiettivi da raggiungere e quanto manca alla fine) nel quale se perdi tu, però, perdono anche tutti quelli che lavorano al progetto. é una sfida…vedremo come finirà! 

●Ingegneria e ciclismo: due mondi principalmente maschili. Cosa ne pensi?
SERE: Sinceramente non penso che siano mondi prettamente maschili, già quando facevo le gare di ragazze ce n’erano molte, negli ultimi anni penso che siano aumentate. Anche a livello di ingegneria le ragazze ci sono e abbiamo le stesse potenzialità degli uomini. Ovviamente i maschi sono in maggioranza ma noi ci facciamo valere.    
VICKY: Il numero di uomini che praticano ciclismo è sicuramente maggiore di quello delle donne e possiamo discuterne in termini di questione culturale o fisica.
​A voler fare “i saputi”, potremmo dire che quando è nato il ciclismo il ruolo sociale della donna non era quello di oggi (né soprattutto quello a cui si vuole tendere per il futuro) e lo sport in generale era praticato soprattutto dagli uomini. 
​A volerne fare un discorso prettamente fisico, invece, il ciclismo è uno sport basato su forza e potenza, caratteristiche più sviluppate nell’uomo. Gli “sport femminili” in cui contano anche eleganza, elasticità e caratteristiche soprattutto femminili si contano ancora oggi sulle dita di una mano.
Ma per fortuna la società sta cambiando e oggi molte più donne rispetto al passato si sono avvicinate al ciclismo rendendo la competizione sempre più agguerrita.                

​● Il fatto di essere donna quale valore aggiunto può dare a uno sport così estremo, competitivo e anche molto tecnico e tecnologico?
SERE: Non lo so, per me uomini e donne sono sempre allo stesso livello. L’uomo ha più potenza in questo caso. Forse le donne sono più razionali ma in questo caso non so se considerarlo un vantaggio.

​● Non credo sia facile conciliare Politecnico e Bici, qual’è il trucco?
SERE: No infatti, la sveglia suona sempre molto presto.    

● Che emozioni provi ad essere la futura ciclista del Policumbent?
SERE: Per me sarebbe veramente un onore, so cosa significa progettare una bici di questo genere e le responsabilità che ci sono da entrambe le parti.
VICKY: Sono felice, contenta, happy, yuhuuuuu!!! yeahh!!!!                                    
● Anche i tuoi pensieri girano alla velocità delle gambe quando pedali?
VICKY: Posso dire che è l’esatto contrario. Più vado veloce, più pedalo e più sangue va alle gambe e al cuore, togliendolo dalla testa e dai pensieri. Quando pedalo non penso a niente se non, ogni tanto, a canzoncine “stupide” tipo le sigle dei cartoni animati per bambini, cosi non penso alla fatica e alle 200 cose al secondo che potrebbero succedere.
● Sappiamo bene che non è una bici normale. Ti preoccupa l’idea di velocità + claustrofobia?

​SERE: La velocità mi piace e la bici non è claustrofobica come sembra. Mi piace la velocità in generale, e l’idea di poter raggiungere quel tipo di velocità senza un motore mi entusiasma.
VICKY:      La velocità mi è sempre piaciuta, l’essere chiusa dentro una carena un po’ meno. Poi ho capito che posso fare le linguacce a chi sta fuori senza che mi vedano e che se cado, anche se cado a velocità molto superiori a quelle di una bici normale, mi faccio meno male (o almeno così dicono, spero di non provare).